Ogni tanto fermandomi al distributore mi viene da chiedere dove vadano a finire quei circa 1,38€/litro di benzina che vanno a finire nella mia automobile.
Facendo un indagine non posso fare a meno di inca**armi nello scoprire come le tasse sul carburante abbiano l’uso più assurdo e disparato.
A prescindere dal fatto che il prezzo del greggio è molto variabile sul mercato internazionale, di 100€ pagati di benzina al distributore in Italia il greggio ne costa solo 17,75. Degli altri 82,85€ 3,3 vanno al gestore, 6,8 a chi gestisce il deposito della raffineria al distributore, 3,15 alle compagnie e 4 a chi controlla le petroliere che curano i collegamenti con i giacimenti.
Il bello è che circa 65€ sono i soldi che lo Stato si intasca e comprendono l’iva e le varie accise, che ancora "finanziano" cose ormai morte e sepolte:
La guerra in Etiopia del 1935, la crisi di Suez del ’56, il disastro del Vajont del ’63, l’alluvione di Firenze del ’66, il terremoto del Belice del ’68, il terremoto del Friuli del ’76, il terremoto dell’Irpinia dell’80, la missione in Libano dell’83, la missione in Bosnia del ’96 e il rinnovo del contratto dei ferrotranvieri.
In poche parole paghiamo tasse per guerre concluse, per disastri già ricostruiti e per tappare i buchi dello Stato.
Visto che al mondo di oggi non si può fare a meno dell’automobile questa tassa indiretta è veramente una "genialata", perché in poche parole costringe tutti a pagare un qualcosa per cui non c’è più bisogno di sborsare soldi mascherandola ad arte.
Dunque quando sentiamo che il prezzo della benzina “sale” dobbiamo fare la piccola considerazione che nei giacimenti di tutto il mondo il greggio costa circa 20€/cent al litro ovvero circa un quarto di quanto cosa una bottiglia d’acqua e inca**arci di conseguenza con che ci fa ancora pagare “la crisi di Suez del 1956”
Io non capisco tutto questo allarmismo. L’influenza A… la Suina, il virus H1N1 o come cavolo si chiama.
Il virus è meno virulento di un’influenza normale e meno virulento significa che il virus è MENO forte del virus “classico” dell’influenza.
Ogni caso di morte viene scandagliata se possa essere stato questo fantomatico virus a provocarla.
E’proprio dai media che parte la pandemia, viene creato questo allarmismo perché fa audience e così si attira l’attenzione verso il modo di prevenire e combattere l’infezione.
E allora si discute se posticipare l’apertura delle scuole, se è conveniente andare in giro senza mascherina, se evitare i luoghi affollati, se dare o meno il bacio all’urna di San Gennaro… la follia della gente non ha limiti…
Il virus ha fatto vittime che erano già malate prima di contrarre il nuovo virus, ovvero ha ucciso persone già malate o debilitate, o come successo in Messico e Brasile ha colpito persone denutrite e che le condizioni di povertà rendeva più deboli nel sistema immunitario.
Tutta questa pandemia mi puzza tanto dell’ennesima presa per i fondelli, oppure la questione è più grave di quanto ci vogliono far credere.
Sinceramente credo molto, molto, ma molto di più alla presa per i fondelli.
Chi ci guadagna?
Sicuramente non io. L’Italia per tutta questa storia ha ordinato 48 milioni di dosi di vaccino, naturalmente a spesa dei contribuenti (come al solito). Si stima che le ordinazioni sono circa di 600 milioni di dosi all’anno. Per un presso che oscilla tra i 2,5 e i 20 dollari, a secondo della ricchezza dei paesi dove somministrato.
Dunque chi ci guadagna? Chiedete alla Novartis ad esempio.
Perché mai gli italiani non fanno più determinati lavori?
Il manovale agricolo, il muratore, il falegname, il parrucchiere, l’elettricista, il meccanico…
Bankitalia parla chiaro: nella piccola impresa ci sono oltre 30.000 posti di lavoro vacanti.
Lavori che l’italiano snobba, forse abituato dalla televisione che un lavoro è “dignitoso” solo se poco faticoso o magari dietro a una scrivania (e magari con dei sottoposti), forse perché la retribuzione di tali posti di lavoro è da miseria.
Ecco che qui spunta l’immigrato, che non ruba il lavoro all’italiano, ma fa quel lavoro snobbato dal cittadino del Bel Paese, lavoro sottopagato, molto spesso in nero.
Parliamoci chiaro, abbiamo gli stipendi fra i più bassi d’Europa a parità di potere d’acquisto, se abbiamo così tanti immigrati, la colpa è dello Stato Italiano: se il lavoro fosse ben retribuito a tutti i livelli, a tal punto da garantire un livello di vita dignitoso, allora l’italico cittadino tornerebbe gradualmente a fare quei lavori ora snobbati. Senza lasciare ai buontemponi la soddisfazione di piagnucolare il solito lamento: “In Italia non c’è lavoro”.
E’ anche una questione di mentalità, chi lavora nei campi è un villano, la quale parola ha assunto anche un termine dispregiativo, è così nella testa della gente si è diffusa la convinzione che il lavoro dei campi non si addice a una persona “di un certo livello”,tanto per fare un esempio.
Suvvia, ogni giorno ci imbrigliano con tonnellate di stronzate dalla stampa, si può far credere a chiunque quello che si vuole.
Poi è conveniente questo atteggiamento? Ci ritroveremo nel nostro stesso paese ad avere una classe di lavoratori italiani impiegata in determinati ambienti ben retribuiti, o considerati quantomeno dignitosi, poi ci ritroveremo una classe di NON – lavoratori italiani che non trovano un lavoro adatto ai loro canoni, e una classe di lavoratori per lo più stranieri, sottopagati e spesso in nero nelle quali fila si coverà un crescente risentimento verso chi sta sopra.
Respingimenti e politiche dell’immigrazione sono efficaci solo se inserite in un determinato contesto.
E’ inutile dire che solo l’immigrato coglie i pomodori, se il posto fosse ben retribuito, forse non sarebbe solo così.
Il Real Madrid, plurititolato e ultrafoamoso club calcistico spagnolo, è balzato alla ribalta della cronaca sportiva e non solo, per i suoi acquisti a cifre stellari durante il calciomercato.
Kakà, brasiliano dell’A.C. Milan acquistato per circa 68 milioni di Euro e Cristiano Ronaldo, portoghese del Manchester United, pagato circa 94 milioni di Euro. I due naturalmente non sono gli unici colpi di mercato del team.
Non sorprende più ormai il meccanismo perverso che ruota intorno al business del calcio, non sorprende il fatto che alla giunta del Real Madrid sia stato accordato un mutuo di 70 milioni di Euro dal Banco Santander in periodo di piena crisi economica per altro particolarmente difficile per l’economia spagnola. A nulla è valso il monito del presidente Zapatero.
Ma quello che fa più scalpore è il fatto che, fra cifre astronomiche, il club “Galactico” spagnolo fa il PIDOCCHIOSO con un imprenditore che ha lavorato per la società della capitale.
Il Club deve a Carlos Mateo (questo il nome dell’imprenditore) poco più di 110.000 Euro, una cifra “esilarante” in confronto ai 162 milioni di Euro spesi da soli per Ronaldo e Kakà.
L’imprenditore, arrampicato su di una gru con uno striscione con scritto: “Pagare!” (nella foto), ha svolto dei lavori per conto del Real realizzando delle opere in alluminio per alcuni edifici in costruzione. Cifra che, il club spagnolo non intende pagare.
Moralità e Calcio sembrano purtroppo non andare mai d’accordo, alcuni troppo flebili accenni di rinnovamento morale vengono poi smentiti e spazzati via sotto una pioggi di Euro. A me è stato sempre insegnato che il Calcio, come ogni altro sport è “scuola di vita”… anche le società dovrebbero dare l’esempio… stando così le cose, stento a crederci.
PS: Kakà indossa spesso una maglietta sotto la divisa del club con scritto : “I Belong to Jesus” (credo in Gesù). Mi pare che dovrebbe cambiarlo con: “I Belong to Money”… se io guadagnassi come lui 10 milioni di Euro a stagione (sponsor esclusi) sarei sempre in chiesa… o perlomeno sarebbe più facile “to Belong to Jesus”
Molti si sono trovati, soprattutto giovani, a dover intraprendere un lavoretto stagionale per potersi togliere qualche sfizio e/o arrotondare il budget.
Chi ha la fortuna di trovarsi in una zona turistica l’estate diventa il momento per lavorare in qualche bar – albergo – ristorante. Lavoro stagionale spesso retribuito al nero e pagato già di per se una miseria.
E’ raro che si arrivi ai 5€ l’ora, il lavoro non è specializzato e la qualificazione richiesta per fare il barista o il cameriere non è di certo universitaria.
Capita spesso però che la retribuzione sia inferiore ai 4€/ora, prezzo che a un giovane italiano intorno ai 18 anni può anche andar bene, anche se misera.
Adesso le opportunità di guadagno per questi giovani lavoratori estivi si fanno ancora più esigue: l’arrivo di manodopera a basso costo soprattutto dall’est-Europa fa si che i commercianti approfittino per tenere il salario basso o anzi abbassarlo ancora, favorendo questa gente, assunta spesso in nero.
Il giovanotto alla ricerca dello stagionale è costretto ad accettare spesso retribuzioni da miseria (spesso non superiori ai 3,5€/ora), che non permettono neanche di levarsi quel “sopracitato” sfizio. Gli immigranti bisognosi di lavoro entrano in un circolo vizioso per cui, essendoci una offerta vastissima di manodopera a basso costo, il datore di lavoro in maniera intelligente tiene basso il salario.
Il minimo sindacale (in Italia intorno ai 5,15€/ora, anche se viene contrattato dai sindacati con differenze da lavoro a lavoro e più basso in quei lavori a tempo determinato) è una cosa che sul piano pratico non esiste. Anche per chi viene assunto con contratto regolare l’ostacolo viene facilmente aggirato.
Chi assume ci guadagna di più, chi viene assunto guadagna poco, cresce il risentimento verso chi viene visto come “ladro del lavoro”, l’immigrato cattivo che si accontenta di poco e il commerciante avaro che massimizza il profitto.
Piccola lezione di economia : Manodopera numerosa e a basso prezzo -> Assunzione di chi accetta il basso salario -> Disincentivo all’aumento dei salari -> Esclusione dal lavoro di chi “non si accontenta della bassa retribuzione” (i giovani italiani ma non solo).
Poi non lamentiamoci che in Italia abbiamo i salari più bassi. La colpa non è solo del commerciante: le tasse sono prossime al 50% degli introiti dunque i margini di profitto sempre più bassi, non c’è chi controlla e naturalmente c’è chi se ne approfitta, ci sarà pure la crisi economica però… …il sistema è sbagliato!
Che il presidente iraniano sia un uomo “sui generis” su questo non c’è dubbio. Però c’è da fare un distinguo fra ciò che lui realmente dice e su come le tv e la critica occidentali cercano di dipingercelo.
Naturalmente quando sostiene che l’olocausto sia stato la più grande sofisticazione della storia non posso che dissentire, sono chiare e palesi le prove e le testimonianze di ciò che il regime nazista ha fatto agli ebrei.
Ahmadinejad non è antisemita, è antisionista. Il che è una cosa molto diversa, antisemita è colui che nutre pregiudizi e disprezza gli ebrei in quanto tali, antisionista è colui che si oppone al sionismo, ovvero che è contro alla costituzione dello stato di Israele lì dove fu la Palestina Ottomana e contro l’espansionismo dello stesso.
Ne è dimostrazione del fatto che nel Parlamento iraniano c’è un ministro ebreo, che ne rappresenta la suddetta minoranza, che ha diritti tutelati anche se comunque è vero il fatto che sia una minoranza discriminata.
L’atteggiamento dei ministri europei al consiglio di Ginevra contro il razzismo, che hanno abbandonato l’aula quando il presidente iraniano ha preso la parola, non è stato di certo un’uscita di classe.
Ahmadinejad, apparte gli sfrondoni sull’olocausto, ha semplicemente sostenuto quello che lo stato di Israele ha fatto in Palestina: pone l’evidenza sul fatto che, con il benestare degli Stati Uniti e delle potenze europee, ponendo l’accento sul pretesto delle sofferenze patite dal popolo ebreo si è giustificata l’instaurazione in Palestina di uno stato razzista.
Sì!, stato razzista, perché nessuno parla degli eccidi,che fin dal 1948, anno dell’istituzione dello stato di Israele, sono stati perpetrati nei confronti del popolo palestinese: sfratti di massa e deportazioni che hanno causato 750.000 profughi.
Profughi che sono andati crescendo nel corso degli anni verso il vicino Egitto e Libano. Palestinesi a cui vengono bombardati i tunnel nella striscia di Gaza, usati per il rifornimento di cibo e medicinali, con la scusa del “terrorismo”. Israele ha sempre scalzato le proposte di pace per il semplice fatto che vedrebbero riconosciuto lo stato Palestinese, una cosa semplicemente inconcepibile, e dunque ecco che sorgono nuovi insediamenti di coloni là dove le convenzioni internazionali lo proibiscono.
Palestinesi, popolo senza terra, sempre vessata dal terrorismo di stato israeliano.
Si può dissentire da quello che sostiene il presidente iraniano riguardo a ciò che fa Israele in Palestina? Io credo proprio di no, perché questa non è un’idea politica, dalla quale si può dissentire oppure no, questo è un dato di fatto: Israele è uno stato razzista/imperialista che tramite l’appoggio statunitense vuole fare da padrone in una terra che non è la sua e con ogni mezzo.
Isreale terra strategica per gli Usa in una regione da sempre piuttosto loro ostile. In quella america in cui gran parte delle Lobby sono in mano a ebrei, compresa quella del petrolio. La più importante e influente è la Lobby pro-Israele AIPAC, che fa versare tre miliardi di dollari all’anno delle casse israeliane.
Inoltre l’America cerca di dipingere Ahmadinejad e l’Iran come il male assoluto, vuole fare cioè quello che aveva fatto con Saddam in Iraq. E’ un altro pretesto per allungare le sue mani su un ulteriore riserva di oro nero:
"l’America, che utilizza in minima parte le sue riserve di petrolio importandole dall’estero, aumentando così il suo già esorbitante debito pubblico, trova nell’Iran il suo “nemico” come una volta era il regime di iraqeno di Saddam che, salito al potere con il benestare americano, è stato fatto cadere in seguito perché non lasciava l’utilizzazione dei suoi pozzi ad’uso privilegiato degli States."
Perché gli Usa non usano le loro riserve di petrolio? Quando e se la forbice debitoria le se rivolterà contro e i grandi creditori come Cina, Giappone e Sud America, ma anche l’Europa, busseranno alla sua porta, sarà meglio avere una scorta consistente di materie prime da parte per poter sostenere la logistica interna ma soprattutto la più potente macchina bellica mondiale, la più costosa in proporzione di tutti gli altri stati del mondo.
Però una speranza al mondo facendo spirare un vento di rinnovamento sembra darlo il neo-presidente Usa Obama.
Le apparizioni pubbliche e televisive del Leader Maximo, Fidel Castro, dittatore della Cuba comunista, sono pressoché sparite dall’agosto 2006, anno in cui ha subito un intervento intestinale, fino a sparire del tutto dal febbraio 2008, momento in cui ha delegato tutti i poteri al fratello, Raul Castro.
Il vecchio Fidel dunque “abdica” mentre l’amico presidente venezuelano Ugo Chavez proclama che l’ex leader cubano non farà mai più una apparizione pubblica.
Le voci della morte di Fidel, annunciate più o meno forte dalle testate giornalistiche e su internet anche da siti autorevoli come PerezHilton e il Miami Herald non sono però mai state confermate ufficialmente.
Resta dunque avvolta nel mistero la condizione del Leader Maximo cubano, al potere dal 1959, quando sostituì il regime di Fulgencio Batista filoamericano con una dittatura comunista filorussa. Dittatura che tanta sofferenza e arretratezza continua a portare alla gente isolana.
Io credo che la notizia della morte di Fidel, avvenuta di fatto nel febbraio 2008, non venga ufficializzata dalle autorità cubane per la paura di una delegittimazione del potere comunista data la mancanza del leader storico e dunque della conseguente caduta del regime.
Una nazione con quasi due miliardi di abitanti ha bisogno di una inimmaginabile quantità di materie prime per svilupparsi.
La nazione cinese sta investendo ingentissime quantità di denaro nel Continente Nero, rilevando le aziende locali e innestando in loco lavoratori cinesi. Dall’edilizia al commercio, dalle armi alle materie prime, dal petrolio, all’edilizia e alle tecnologie. Un intervento a tutto campo che conta a creare nell’Africa una vasta zona di influenza economico-politica gestita dai vertici della nazione cinese.
Il 2006 è stato l’anno della “Cina in Africa”, come ribadito al summit Focac di Pechino in una città tirata a lucido, dove giganteggiavano striscioni con scritto: “Amicizia, Pace, Cooperazione e Sviluppo”.
Ma dietro la facciata di perbenismo della dittatura asiatica si aggira un mèro e puro interesse economico, poco regolato e spinto dai valori etici.
Una dittatura mai comunista ma unicamente militare e asservita al mercato, potremmo quasi chiamarla, facendo un paradosso, una dittatura capital-comunista (capitalista di fatto e comunista di nome).
Una penetrazione iniziata agli inizi degli anni novanta, il continente africano con le sue ricchezze ha attirato l’attenzione di una Cina in continuo boom economico e spianato la strada ai prodotti cinesi che comunque sbaragliano la concorrenza della produzione interna dei Paesi africani, grazie soprattutto allo sfruttamento del lavoro nelle fabbriche cinesi, ai salari bassissimi e ai turni massacranti (da 8 a anche 12 ore per il lavoro “legale”).
Sappiamo poi che quanto a diritti umani la Cina di strada ne deve ancora fare. Nelle parti dell’Africa dove non sposta la sua manodopera, utilizza quella locale. E questi sono i nuovi schiavi dell’Impero Asiatico, costretti a lavorare in condizioni disumane, fra crolli quotidiani dei cunicoli e malattie. Dentro a miniere di rame, oro e diamanti per circa 3 dollari al giorno.
La manodopera spesso non ha più di dieci anni.
Lavoro a tutto vantaggio dei cinesi, infatti il privilegio di condizioni di lavoro più decenti spettano solo agli operai e ai tecnici con il passaporto di Pechino, mentre alla popolazione locale restano le briciole e la parte del lavoro più pericolosa e degradante. Ancora un ennesimo stupro dell’Africa, che si vede di nuovo spogliata delle sue risorse senza alcun ritorno.
L’Africa, continente così affascinante e così solo, rischia di cadere in una nuova trappola del debito, anche per via dei prestiti concessi dal governo cinese agli stati locali. Come già sappiamo da sempre, europei e americani non si sono comportati bene con questo continente, e la loro presenza, oggi resa ancora più marginale dall’arrivo prepotente della Cina, non sembra sufficiente a porre un argine a questo nuovo colonialismo.
I governi locali spesso inoltre sono accomodanti con la Cina, che sovvenziona le dittature con forniture di armi e promesse di infrastrutture, dalla sanità fino allo sport, costruite però con manodopera cinese e con le modalità sopracitate.
La Cina, la nuova superpotenza mondiale esporta la sua etica del lavoro, queste sono cose che vanno perlomeno denunciate, per testimoniare una nuove escalation di ingiustizie e prepotenze, di cui se ne parla troppo poco spesso, o quasi mai e che invece dovrebbero rifar accendere i riflettori sull’Africa e su ciò che accade all’infuori della nostra piccola e miope realtà quotidiana.
Quello che vedete nella foto non è un campo rom, non è un campeggio e non siamo in una bidonville di qualche paese sudamericano.
Siamo nientemeno che nei ricchi Stati Uniti d’America, per la precisione a Sacramento, California.
Senza soldi per pagare i mutui della casa schizzati alle stelle con la crisi e senza lavoro perché licenziate dalle loro aziende per far fronte alla crisi economica.
Così anche avvenne negli anni ’30, nel periodo della “Grande Crisi”.
Obama ha detto: “Inaccettabile che in una nazione ricca come la nostra bambini e famiglie si trovino in queste condizioni.”
L’economia americana, abituata ad’una crescita costante e continua e ad’un mercato del lavoro estremamente flessibile, si dimostra incapace di difendere la classe media lavoratrice, che di fronte ad’una crisi duratura non è adeguatamente protetta, questo anche grazie ad'un sistema sindacale diverso da quello europeo.
Sono notizie che non giungono facilmente all’orecchio, ma sono una realtà americana. E’ gente attiva, che vorrebbe lavorare, ma il lavoro non c’è, genta a cui, nel giro di pochi mesi è crollato il mondo addosso, gente con dei progetti, con un buono stipendio, costretta a uscire dagli "agi" di una vita normale per andare incontro all'oblio.
La tendopoli di Sacramento è stata aperta dallo stesso Governatore della California Arnold Schwarzenegger ( si proprio lui, quello del film Terminator) e al momento ospita circa 125 persone.
Quella di Sacramento non è una tendopoli isolata, ce ne sono molte altre piene di disoccupati senza-tetto anche a New York, Los Angeles, Seattle e St. Petersburgh, in condizioni igienico sanitarie critiche, anche perché questa gente non può usufruire di cure mediche gratuite e ognuna con minimo 100 “abitanti”. La crisi per il momento non è ancora passata e si prevede che le tendopoli siano destinate ad aumentare.
I senzatetto in America sono stimati dagli 1,5 ai 3 milioni di persone.
La terra della libertà, dell’opportunità e del benessere mostra l’altro lato della medaglia, in tempo di crisi chi viene tagliato fuori da questa grande area di opportunità e di benessere si ritrova a dover fare i conti con la Terra di Nessuno.
Come possono due scatole di cartone, infilate una nell’altra, l’esterna foderata di carta argentata e l’interna dipinta di nero, salvare ettari di foreste, ridurre le emissioni di CO2 e salvare la vita di milioni di africani che muoiono per aver bevuto acqua infetta?
Sembra fantascienza, invece l’invenzione di Jon Bohmer (nella foto), norvegese trapiantato in Kenya e residente a Nairobi, può davvero essere una svolta.
Il suo è un forno rudimentale che, con l’energia solare, si scalda quel tanto che basta per far bollire l’acqua e cuocere il pane.
Questo può venire a giovamento di molti abitanti dei pvs (paesi in via di sviluppo) africani e non: la capacità di poter bollire l’acqua ovunque e a basso costo permette di renderla potabile e sicura da infezioni, salvando la vita di milioni di persone, afflitte da problemi di acqua scarsa e contaminata.
Può salvare ettari di foreste in quanto, il Kyoto Box (in onore del protocollo di Kyoto contro l’inquinamento ambientale) permette di cuocere diversi tipo di cibo sfruttando soltanto l’energia del sole. Inoltre può far produrre fino a 2 tonnellate in meno di CO2 per famiglia.
Il signor Bohmer, ha guadagnato 75.000$ per aver vinto il premio FT (Financial Times) Climate Change Challenge, superando circa altri 300 progetti.
Un invenzione interessante che può dare una svolta concreta anche sul piano lavorativo e aziendale della gente africana, in questo caso a Nairobi, dove una fabbrica locale punta a produrre due milioni e mezzo di esemplari di Kyoto Box in un mese. Questo può essere un incentivo forte allo sviluppo per un’azienda che non è multinazionale, ma locale e per giunta con un’ottima prospettiva di successo. Dunque i profitti della stessa non migreranno all’estero per andare ad arricchire magnati di chissà dove e azionisti dei paesi ricchi.
Una buona opportunità per l’inizio di aziende virtuose, emancipate economicamente, nei pvs. Insomma una opportunità concreta di sviluppo (anche se i benefici sono in larga parte per chi acquisterà questo forno. La via dello sviluppo va intrapresa puntando da principio sul miglioramento del sistema agricolo.)
Ma il vantaggio grande deriva dal fatto che, essendo i costi di produzione irrisori (qualunque scatolificio potrebbe produrre il forno, anche se per ora il brevetto da diritto all’esclusività), sarà accessibile a tutte le famiglie o perlomeno a tutti i villaggi che ne hanno bisogno.
Un invenzione importante, ecologica e low cost che punta realmente a migliorare e a salvare la vita di milioni di persone nei pvs.
I fatti sconvolgenti del sisma abruzzese che ha distrutto interi paesi ed spezzato più di 270 vite ha messo in risalto, oltre che la devastante forza della natura, il grande spirito di solidarietà che intercorre fra gli italiani.
Numerose infatti sono state le donazioni in denaro, la mobilitazione di persone e mezzi, le iniziative umanitarie, la volontà degli italiani (ma anche dalla Croazia) a mettere a disposizione posti letto, stanze d’albergo, stanze d’agriturismo e seconde case per accogliere gli oltre 50.000 sfollati.
Solidarietà all’Italia e offerte d’aiuto umanitario sono arrivate anche dall’estero, soprattutto da Usa, Russia ma anche dalla Libia. Richieste che hanno fatto molto piacere al Governo italiano ma non accettate in quanto non necessarie. L’Italia ha tutti i mezzi e le risorse necessarie alla risoluzione della crisi.
Il Governo italiano ha stanziato 30 milioni di Euro per il disastro, mentre altri fondi arriveranno dall'Unione Europea per una cifra compresa tra 75 e 250 milioni.
Ma l’esperienza italiana nei sismi recenti lascia intravedere un divario pesante tra nord e sud per quanto riguarda l’impegno alla ricostruzione post-disastro. Vi porto due esempi.
6 Maggio 1976:
Il Friuli, alle 21.06, viene scosso da un terremoto di 6,4 gradi della scala Richter. Furono colpiti 77 comuni, e aree limitrofe in Slovenia. Il sisma fece 984 vittime e 45.000 senza tetto.
La gestione delle risorse statali fu esemplarmente gestita dal Governo del Friuli che nell’arco di 10 anni riuscì a ricostruire interi paesi e a ridare alloggio a tutti gli sfollati.
La gestione dell’emergenza viene ricordata ancora oggi come un esempio di efficienza e serietà.
23 Novembre 1980:
L’Irpinia, alle 19.34, viene scossa da un terremoto di 6,9 gradi della scala Richter. Ingenti furono i danni e il sisma fu avvertito in tutto il centro sud. Furono colpiti circa 270 comuni con gravissimi danni. Le vittime furono 2735 e circa 100.000 i senza tetto.
La gestione dei fondi statali fu disastrosa. Furono stanziate circa 60.000 miliardi di Lire, utilizzate per la costruzione di piscine olimpioniche in fienili, ville, appalti e finanziamenti indirizzati a imprenditori plurifalliti con tanto di regali costosissimi a collaboratori dello Stato. Si dice che la Banca dell’Irpinia abbia fatto la sua fortuna con la gestione di questi fondi.
Insomma qui purtroppo ci fu un “magna-magna” generale, la ricostruzione è proceduta a rilento tantochè, ad’oggi, nel 2009, c’è ancora gente nell’area di Salerno che vive nei prefabbricati, la costruzione di case popolari viene rimandata di anno in anno.
E’ triste che chi governa si sia approfittato della catastrofe, ma è anche triste l’atteggiamento dei cittadini e di chi avrebbe dovuto vigilare sulla gestione dei fondi.
Due episodi identici, due problemi identici, una gestione completamente differente della situazione.
Chiamatelo magna-magna, chiamatela mentalità, chiamatela serietà, chiamatela come volete insomma.
Sta il fatto che siamo tutti italiani, anche quelli che abitano al Sud.
Però questi devono fare in modo di intraprendere un rinnovamento morale ed’istituzionale verso la strada della legalità e dell’efficienza, per far cadere quei pregiudizi che sono spesso sentiti, soprattutto da chi abita al Nord.
Lo stato deve intervenire affinchè questo avvenga perché in uno stato “unitario” non ci può essere un simile divario e tutto il Paese ne risente.
Speriamo che per il sisma abruzzese si imbocchi la strada della responsabilità per la ricostruzione.
Gli italiani si scoprono tali solo durante i periodi di crisi, le dimostrazioni di solidarietà di questi giorni sono state magnifiche.
Allora non dobbiamo autoconvincerci di essere quel popolo si sfiduciati, corrotti, svogliati, facinorosi, mafiosi, subdoli, disinteressati di cui l’opinione pubblica e a volte quella internazionale, i mezzi di informazione e anche qualche volta gli stessi politici vogliono convincerci.
Balboa
Mentre mi stavo guardando Annozero (e non Santoro che mi sta un po’ sulle scatole), facevano vedere le immagini dei disordini nella City di Londra e durante le manifestazioni, veniva intervistato un italiano appartenente ai Black Block.
Le cazzate paradossali che uscivano da quel cesso di bocca mi hanno lasciato un po’ perplesso.
Ma prima,che cos’è il Black Block?
E’ un movimento che promuove ideologie anarchiche e anticapitalistiche attraverso l’azione violenta e diretta di protesta, mirata perlopiù alla devastazione.
Tristemente famosi sono stati durante il G8 di Genova e adesso stanno facendo valere la loro lotta “pseudo-politica” nella capitale inglese.
Insomma il soggetto dell’intervista , ben coperto in volto (strano che chi sostenga un’idea politica, anche se estrema, si voglia coprire per il pericolo di essere identificato dalla giustizia,ma allora che manifesta a fare?) enfatizzava la via della violenza, unico modo per smuovere le coscienze e la bella arte di sfasciare tutto perché certe persone (in questo caso i banchieri) non meritano altro che delle belle bastonate.
Non capisco come dall’odio si possa arrivare ad una situazione stabile. Credo sia assodato il fatto che da odio nasce odio. E non capisco come questa gente possa predicare ideali anarchici, visto che questo “ideale”, oltre che ad’essere inattuabile in quanto non riconosce all’essere umano un minimo diritto e porta sempre alla prevaricazione (sia fisica che ideologica) del più debole, richiede perlomeno una sorta di idilliaco rispetto reciproco.
Cosa che queste bestie armate di bastoni e quant’altro non hanno di certo.
Come molta gente, peraltro neanche studenti, che partecipa a cortei studenteschi per il puro gusto di “fare macello”.
Insomma proteste costruttive se ne sono sempre fatte e se ne possono sempre fare.
Proteste e movimenti importanti si sono fatti su base pacifica (vedi Ghandi).
Questo non vuol dire che la protesta debba essere solo pacifica, in situazioni particolari, dove un popolo è vessato, sfruttato o quant'altro, è normale che ci possa essere una sollevazione contro l'autorità. Ma non è il caso di quattro scemi (peraltro una minoranza dei manifestanti) che vanno in giro a sfasciare tutto per il puro gusto vandalico.
Il sistema capitalistico non è in discussione, di certo va revisionato, riadattato e magari reso più equo (visto che le banche di certo non escono impunite da questa crisi del credito), anche per chi vive in quei paesi in via di sviluppo o sottosviluppati, le strade ci sono e sono attuabili, certo purtroppo il capitalismo mondiale è stato ed’è ancora ingiusto per la parte sud del mondo (anche sei problemi del “Terzo Mondo” sono tanti e diversi, da quelli culturali a quelli etici e religiosi).
Perlomeno nei paesi di stampo capitalistico e di diritto c’è un sostanziale accesso al benessere o, perlomeno ai mezzi di benessere minimo, che non si può di certo dire ci sia in paesi di stampo socialista o dittatoriale in genere.
Poi certo, quando c’è la crisi c’è la crisi! E allora tutto diventa più difficile, ma le crisi solitamente sono anche transitorie o fanno parte di un periodo di transizione.
I membri del G20 di Londra stanno cercando di revisionare questo sistema, non è detto che ci riusciranno ma un idea di rinnovamento c’è, come fu dopo la crisi del 1929, che ridisegnò l’economia mondiale.
In conclusione, non è di certo con i metodi di questi quattro cazzoni che si risolvono i problemi o si sollevano discussioni o si smuovono le coscienze, anzi forse le coscienze si smuovono, ma al contrario.
Balboa
Io non credo che Gesù,quando diffondeva il suo messaggio d’amore e rispetto fraterno,non si sarebbe aspettato di vedere la sua Chiesa sguazzare nell’opulenza più sfrenata.
Da bravo italiano i miei genitori si sono impegnati a darmi un sistema valoriale cattolico,che non rinnego affatto,anche se il mio rapporto con l’eterno non è dei migliori. Faccio quello che va tanto di moda adesso: credo di credere in qualcosa di superiore,anche se a volte il dubbio mi pervade. Poi cerco di rivolgere uno “sguardo razionale” alla Santa Madre Chiesa Cattolica Romana e i dubbi sull’impostazione terrena di chi deve farci raggiungere il divino cominciano un po’ ad indignarmi.
Per quanto possa essere ignorante di storia cristiana,ho visto dei documentari e mi sono documentato sulla Chiesa delle origini e l’impostazione iniziale non era certo quella che troviamo attualmente,era un impostazione semplice e diretta,dal basso.
Lo Stato della Chiesa (Città del Vaticano) è in proporzione al numero degli abitanti di gran lunga il più ricco della terra,con 911 residenti e 532 cittadini con un reddito procapite annuo di 407.095€. Chi sta nei palazzi di potere ad alti ranghi,come anche in politica,può raramente conoscere,o può non conoscere bene, i problemi della quotidianità di tutti.
La nascita e la rinascita di vecchie e nuove sette e pseudo-religioni conferma il calo di consensi che investe il mondo cattolico. E’ giusto che la Chiesa si rispecchi in un mentore,in un capo ma purtroppo io nutro una profonda sfiducia nella chiesa ad alti ranghi.
Gesù era (perlomeno per la tradizione) povero e predicava dal basso l’amore fraterno.
Dunque io apprezzo tantissimo il lavoro svolto da sacerdoti e frati che offrono il loro aiuto e donano il loro conforto a chi crede ma anche a chi ne ha semplicemente bisogno. Ed’è giusto per chi crede aiutare chi fa del bene con un po’ di carità,però serve una coscienza critica anche per questo.
Nei secoli l’Alto Clero ha raramente pensato ai bisogni veri della sua gente organizzando intrighi di potere,dinastici , persecuzioni,vendita di indulgenze,traffico di relique (più o meno vere) ,preti pedofili,sfratti dai suoi immobili…ed incartandosi in artifici dottrinali da somministrare ad una popolazione per lo più analfabeta che di certo non poteva comprendere,ad esempio, la messa in latino…ancora in voga fino a qualche hanno fa.
Inoltre il Papa si veste decisamente “alla moda”,secondo la rivista Esquire,il Papa è fra le persone più eleganti della terra e le sue scarpette rosse sono state votate dalla stessa “accessorio dell’anno 2007”. Per quanto riguarda il costo degli abiti papali la sua sartoria di fiducia “Phanteon” di Roma tiene il massimo riserbo. Per non contare poi i gioielli papali,tutti d’oro massiccio o comunque di materiale prezioso.
E’difficile fare un calcolo esatto dei beni dello Stato Vaticano (c’è chi dice circa 1,4 miliardi di Euro) vista la difficoltà di tracciare tutti i beni e le varie transazioni più o meno sotto la luce del sole,comunque sappiamo che,nonostante il bliancio del 2007 e del 2008 sia stato in passivo di circa 9 milioni di Euro,la Chiesa possiede il 20% degli immobili italiani di cui non paga l’Ici,lo Stato italiano versa alla CEI 970 milioni di Euro l’anno,privilegio unico concesso alla sola confessione cattolica.
L’obolo di San Pietro quest’anno ha fruttato “solo” 79,8 milioni di dollari.
Molto triste è la questione degli affitti degli immobili di Roma,dove la chiesa ha alzato i canoni locativi e non si è fatta scrupolo a sfrattare gli inquilini impossibilitati a pagare la nuova retta,alcuni anche paraplegici.
Numerosissimi sono stati gli scandali che hanno riguardato in maniera più o meno diretta la Banca Vaticana o per meglio dire lo IOR.
Giovanni Paolo II era riuscito,grazie al suo carisma e al suo attivismo,ad avvicinarsi alla gente,Benedetto XVI sembra che dalla gente si voglia proprio allontanare.
Il fedele,il credente,deve saper guardare anche con occhio critico.
In questi periodi difficili,anche dal lato spirituale,un segnale dovrebbe arrivare anche “dall’alto” mostrando interesse nell’essere vicini anche ad alti ranghi ai veri problemi della gente e cercando di tornare almeno in parte a quel messaggio di gioia e di semplicità che voleva essere il Messaggio iniziale. Sappiamo quanto al giorno d’oggi sia importante l’immagine e secondo me,l’immagine che i vertici della chiesa danno,non riscuote un grandissimo successo.
...e perchè risolvere questo problema può essere conveniente anche per i paesi ricchi...
Voi vi mangereste sette giorni su sette pane,cereali,riso e ortaggi?
Ovviamente no! Nel mondo del benessere,quale viviamo noi,l’icona del benessere è il consumo di carne.
Questo non vuol dire che non si deve mangiare carne! O perlomeno non bisogna fare come gli americani,che di carne letteralmente si ingozzano e sono la popolazione più obesa del mondo.
Cercherò di fare un discorso a grandi linee,in quanto per affrontare la complessità del problema non basterebbero migliaia di dati,fatti e discussioni di esperti economisti,sociologi,politologi etc…
La produzione alimentare al giorno d’oggi è più che sufficiente a sfamare la popolazione mondiale e oltre (più di 6 miliardi di abitanti). Il fatto è che il 50% della produzione di cereali e il 75% di soia per 2164 milioni di tonnellate di raccolti,vengono utilizzati per sfamare gli animali d’allevamento di cui saranno consumatori privilegiati gli abitanti dei paesi ricchi. Il consumo di carne nei paesi in via di sviluppo è 30 kg l’anno pro-capite mentre nei paesi ricchi e più di 80 kg l’anno.
Inoltre circa 100 milioni di tonnellate di cereali,prima destinate al consumo,saranno impiegati per la produzione di bioconbustibili.
Sorge la domanda: Perché i paesi produttori di cereali non se li tengono per se e sfamano la propria popolazione?
Gli allevamenti di animali vengono spesso gestiti da compagnie multinazionali in paesi del terzo mondo al fine di diminuire i costi e lavorati ancora in altri stati (il pollo globale)
Molte delle terre coltivate nei paesi più poveri sono “gestite” dalle multinazionali occidentali,che spesso praticano economia di piantagione per l’export (caso chiquita).
La carne ha un valore di mercato più alto rispetto ai cereali e dunque i paesi in via di sviluppo,per incrementare i ricavi,tendono ad allevare animali.
Molti contadini praticano una agricoltura di sussistenza e/o hanno mezzi di produzione inadeguati per ottenere una buona resa dalla terra.
Esposizione maggiore a siccità e carestie laddove non vi sono tecnologie adatte alla crescita e salvaguardia dei raccolti.
Governi dittatoriali o inefficienti che non permettono un uso razionale dell’agricoltura o non la incentivano.
Malattie croniche da malnutrizione e denutrizione innescano un circolo vizioso di scarsa produttività.
L’uso dei cereali come bioconbustibili e il calo di produzione registrato negli ultimi anni hanno portato ad un aumento dei prezzi,precludendone così l’accesso a molti “poveri”.
Guerre,interessi degli Stati ricchi,bilance dei pagamenti dei Paesi in via di sviluppo in condizioni disastrose. Ovviamente ai paesi ricchi conviene produrre cereali laddove i costi sono minori e vi è un’altra “etica” del lavoro. Quelle multinazionali,che potrebbero essere un incentivo allo sviluppo di quei paesi,ma che mantengono salari di sussistenza per i loro lavoratori.
L’apertura al mercato di molte economie di sussistenza (ad esempio il villaggio di capanne che viveva di caccia e raccolta e una piccola agricoltura comune) anche tramite pratiche riprovevoli (donazioni di sementi ibride,che danno il frutto ma non nuovi semi per un nuovo raccolto) ha portato molti piccoli contadini che non avevano problemi di fame ad indebitarsi.
Ci dovrebbe essere una attenzione maggiore nella nostra dieta,con il guadagno sicuro per la nostra salute,ed alternare in maniera giusta carne e cereali (di cui verdura,frutta e ortaggi).
Avere un guadagno per tutti significherebbe,ad esempio,l’ipotesi di ridurre il problema dell’immigrazione. Se tutti avessero una qualità di vita minimamente accettabile non emigrerebbero dai propri paesi e non avremmo tutti quei problemi dovuti all’immigrazione ma soprattutto significherebbe che non ci sarebbe più gente disperata che va verso l’oblio e che anche se in cerca di un lavoro onesto,molto spesso va incontro allo sfruttamento,ad una scarsa retribuzione e dunque ad una nuovo degrado e frustrazione.
Bisogna poi aggiungere il problema dell’integrazione,per un motivo o per l’altro spesso molto difficile. Inoltre potrebbe essere risolta anche la disparità dei salari; vi faccio un esempio: Oggi si dice che gli immigrati svolgono quei lavori che gli italiani non svolgono più. Ma se non ci fosse la disponibilità di gente disperata disposta a lavorare a prezzi miseri allora ci sarebbero salari decenti anche per quei lavori così sgradevoli a noi italiani (sempre nel caso di un livello salariale accettabile in tutto il mondo,pena la dislocazione di produzione laddove è più conveniente o “molto più conveniente”).
Dunque problema non facile quello della fame nel mondo e trovare una soluzione visti gli interessi,non è cosa facile.
Io comunque spero di avervi dato un’idea generale sul perché c’è…
Quando nel 1987 l’Italia,sulle ali dell’ignoranza e del disastro di Chernobyl,optò per l’abbandono del nucleare tramite un Referendum abrogativo proposto da Partito Radicale,Partito Liberale e Psi,gli italiani si condannarono a pagare le bollette fra le più alte d’Europa e a dipendere dall’export dei paesi Opec.
Si perché ci vuole ignoranza a non optare per una fonte di energia efficiente e adottata da tutti gli altri paesi europei.
Il problema del nucleare sono le scorie,per ora solo stoccabili,anche se la risposta allo smaltimento potrebbe arrivare da un batterio chiamato “Geobacter sulfurreducens” in grado di metabolizzare i metalli radioattivi come l’uranio ,però l’uranio (quello che serve per la reazione di fissione) è reperibile grossomodo ovunque sul Suolo nazionale. Se poi nel futuro si riuscirà a costruire centrali a fusione nucleare,anche il problema delle scorie sarà risolto.
Il problema di dipendere dal petrolio e da gas naturale,oltre all’inquinamento prodotto da questi,sono le fluttuazioni del mercato,una qualsiasi speculazione può mettere a repentaglio l’approvigionamento di tale risorsa,facendo lievitare i costi delle bollette (e di benzina e gasolio).
Le Lobby del petrolio,di cui sono membri gli Usa, tendono a disincentivare la ricerca in fonti alternative come idrogeno,solare e eolico.
In Italia poi siamo talmente furbi che acquistiamo la notte energia nucleare dalla Francia per azionare delle pompe per riportare l’acqua da valle a monte e ri-azionare le pompe di giorno. Questo la dice lunga di quanto sia più conveniente il nucleare…se dobbiamo spendere soldi per importarlo dalla Francia,tanto vale produrlo in proprio no!?
C’è chi sostiene che chi è per il nucleare in Italia non pensa alla sicurezza dei cittadini…ma come si fa a dire una cosa del genere?!?! Se “scoppia” una centrale in Francia,Spagna o Germania è la stessa cosa che se scoppiasse vicino casa tua!..
Poi ci sono quei furbacchioni dei Verdi di Pecoraro Scanio che ancora sostengono di voler costruire immense centrali solari. Lo sapevate che la Germania è il più grande produttore di solare europeo?
Non si può pensare di costruire immense centrali solari per alcuni motivi: Scarsa efficienza,elevato inquinamento per la produzione di pannelli,servono enormi aree per la costruzione. Il solare in Germania funziona perché ogni casa o condominio ha pannelli propri e comunque non basta per coprire per intero il fabbisogno energetico totale degli edifici…in Italia con il sole che c’è,i pannelli solari per edificio sono una rarità…
Dunque l’idea di enormi centrali solari dei nostri amici verdi e fuoripista.
Insomma stavolta il Governo italiano l’ha azzeccata a voler rimanere nel nucleare e l’accordo di cooperazione con la Francia firmato ieri a Roma,in modo tale da poter rimanere nei giochi anche in futuro e evitare le speculazioni dovute alle fluttuazioni del petrolio,risorsa sempre più scarsa e dunque in futuro sempre più costosa. Il nucleare deve essere poi associato a fonti di energia rinnovabile.
In questi periodi di crisi economica già di per se gravi non si può commettere nuovamente l’errore di rimanere fuori dal nucleare.
Balboa
ECCO PERCHE’ IO NON HO FIDUCIA DELLA POLITICA ITALIANA! Era da un po’ di tempo che volevo affrontare un articolo del genere…non sarà un articolo breve ma di sicuro è molto molto interessante per inquadrare la situazione della politica nel nostro “Bel Paese” e in Europa…in poche parole vi consiglio di leggervelo tutto!(è diviso in sezioni).
QUANTO GUADAGNA UN PARLAMENTARE? Fonte: Camera dei Deputati Il parlamentare italiano riceve un indennità (uno stipendio) per 12 mensilità,importo mensile che,a seguito della delibera dell'Ufficio di Presidenza del 17 gennaio 2006, è stato ridotto del 10%,ed è pari a 5486,58€ al netto delle ritenute previdenziali (€ 784,14) e assistenziali (€ 526,66),della quota contributiva per l'assegno vitalizio (€ 1.006,51) e della ritenuta fiscale (€ 3.899,75).
La “Diaria” è un rimborso spese per il soggiorno a Roma,riconosciuta dalla legge n°1261 del 1965 ed è pari a 4003,11€ mensili.Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico. È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata.
I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.
Per i trasferimenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino e tra l'aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.
I deputati, qualora si rechino all'estero per ragioni di studio o connesse all'attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di 3.100,00 euro
I deputati dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro per le spese telefoniche. La Camera non fornisce ai deputati telefoni cellulari.
SENATO: I senatori sono un po’ più fortunati e guadagnano un po’ di più…(quel tanto che gli consente di uscire dalla soglia della miseria…circa 17.000€ mensili contro i 15.000€ dei deputati)
COSTI DEL PARLAMENTO ITALIANO: Il Parlamento italiano costa ai cittadini la somma 1 miliardo 663 milioni 500mila euro, così divisi: 1miliardo 69 milioni di euro alla Camera (630 deputati) e 594 milioni.500 mila euro al Senato (315 senatori eletti, più 7 a vita).
Uno già vedendo queste cifre potrebbe pensare: “Cavolo,quanti soldi si succhiano!Però in fin dei conti se fanno bene il proprio lavoro è giusto che percepiscano una “indennità” del genere.
Ed avrebbero proprio ragione ad impegnarsi a far bene visto i soldi che prendono,sono talmente bravi a fare il proprio lavoro che nessuno stato nel mondo…RIPETO: Nessuno stato nel mondo paga tanto i propri rappresentanti politici.
Eccovi i dati sulla retribuzione media annua dei Parlamentari europei,aggiornata al 9 giugno 2005: Fonte Corriere.it:
Italia 144.084,36 euro
Austria 106.583,40
Olanda 86.125,56
Germania 84.108
Irlanda 82.065,96
Gran Bretagna 81.600 euro
Belgio 72.017,52
Danimarca 69.264
Grecia 68.575
Lussemburgo 66.432,60
Francia 62.779,44 euro
Finlandia 59.640
Svezia 57.000
Slovenia 50.400
Cipro 48.960
Portogallo 41.387,64
Spagna 35.051,90
Slovacchia 25.920 euro
Rep. Ceca 24.180
Estonia 23.064
Malta 15.768
Lituania 14.196
Lettonia 12.900
Ungheria 9.132
Polonia 7.369,70 euro
Diciamo che il benessere di una nazione può essere calcolato tramite lo stipendio medio dei lavoratori di quel paese in rapporto al potere d’acquisto…visto quanto prendono i nostri politici (verrebbe pensato),saremmo tra quei paesi dove si guadagna di più nel mondo e in proporzione si possono acquistare più beni…
…ebbene anche qui vi devo smentire…e alla grande!
Ecco in una tabella la classifica degli stipendi nell’Ocse nel 2007. Si tratta del salario medio netto annuale di un lavoratore single senza carichi di famiglia. I valori sono espressi in dollari e sono calcolati a parità di potere d’acquisto(reddito fratto livello generale dei prezzi in un determinato periodo) (Fonte: Ocse, Rapporto sul prelievo fiscale sui salari 2006-2007)
Corea 37.488
Regno Unito 37.299
Svizzera 34.136
Lussemburgo 33.726
Giappone 33.189
Norvegia 32.513
Usa 31.053
Australia 30.775
Austria 29.144
Paesi Bassi 29.008
Germania 28.435
Islanda 27.429
Irlanda 26.720
Svezia 26.647
Canada 26.531
Grecia 25.572
Francia 25.555
Finlandia 25.525
Belgio 25.425
Danimarca 24.205
Nuova Zelanda 22.783
Spagna 22.207
ITALIA 19.861
Portogallo 17.184
Repubblica Ceca 13.485
Turchia 11.572
Polonia 11.350
Repubblica Slovacca 11.198
Messico 9.968
Ungheria 9.822
Media OCSE 24.660
UE-15 26.434
UE-19 23.282
OPERE INCOMPIUTE: Un buon indice di efficienza della politica sta nel grado di realizzazione di infrastrutture e opere pubbliche. Bèh amici, l’Italia per opere incompiute e mal realizzate non ha rivali (esempio palese la famigerata “Pseudo-Autostrada” Salerno-Reggio Calabria). Le autostrade in Italia per come sono messe (-> Leggi l’articolo il limite dei limiti stradali) hanno i costi di pedaggio tra i più alti del mondo. Per chi volesse approfondire c’è un articolo molto interessante su “La Repubblica.it” che riguarda le opere incompiute.
Non voglio parlare poi dei vari scandali che hanno a mano a mano travolto la politica italiana (tangentopoli,droga nei bagni delle camere,etc...)
CONCLUSIONI: Visto tutto quanto detto sopra,un Parlamentare italiano guadagna,compresi privilegi di trasporto e telefonici e sottratte le spese per assistenza sanitaria,assegno di fine mandato e assegno vitalizio,144.084,36 Euro all’anno. Lo stipendio medio di un lavoratore italiano è di circa 20.000€ all’anno.
Visto quanto guadagnano i nostri politici (nessuno sopra di loro nel mondo) siamo senza dubbio lo Stato meglio messo,più sviluppato,più efficiente e più vivibile del mondo…………………HAHAHAHA! Qualcuno si dovrebbe fare un “piccolo” esame di coscienza. E’ora che gli italiani si sveglino e facciano sentire la propria voce contro questo sistema politico assurdo,corrotto,ipocrita,inefficiente,ladro e menefreghista.
Una volta dei saggi scrivevano su un testo pressoché sconosciuto chiamato “Costituzione” : Art.1 “L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”
La sovranità appartiene al Popolo,non alla “casta”…
Ogni anno il 14 di febbraio gli innamorati celebrano il giorno di San Valentino. E’d’obbligo rendere omaggio all’amata/o in questo giorno.
Ad essere contenti sono però in larga parte i commercianti,soprattutto in questo periodo di crisi.
In Italia: Ecco i dati secondo le stime dell’Osservatorio di Telefono Blu:
4 milioni di coppie lo hanno festeggiato quest’anno (400.000 coppie gay). 14 milioni di rose (per 64 milioni di Euro) e oltre 22 milioni di cioccolatini e dolci (6,6 milioni). Due milioni di coppie per circa 205 milioni di Euro non hanno rinunciato alla classica cena al ristorante. Inoltre 200mila italiani si sono concessi un viaggio romantico all’estero e in italia per una spesa di oltre 200 milioni di Euro. Sms e mms sono costati oltre 23 milioni e ulteriori 5 milioni per messaggi non voluti e catene. Per bigiotteria,oreficeria,profumi,intimo e vestiario sono stati spesi in totale 110 milioni.
L’amore in Italia quest’anno è costato circa 613,6 milioni di Euro.
Di sicuro ne sarà anche valsa la pena…e dunque….VIVE L’AMOUR!
Eccolo che da i numeri…stai a vedere che adesso un pomodoro inquina…
Ebbene è così!Ma non soltanto un pomodoro,ma anche una carota,una zucchina,una patata etc…,ed anche una gallina,un maiale,un bue…
Nel nostro mondo sempre più globalizzato si va incontro ad una delocalizzazione della produzione,quindi è probabile che il nostro “amico” pomodoro venga prodotto molti ma molti chilometri lontano da casa nostra.
Viene coltivato spesso con pesticidi,ma il grosso dell’inquinamento lo fanno rispettivamente trasporto e imballaggio che si traduce in carburante per navi e camion,dunque emissioni di CO2 nell’atmosfera e rifiuti plastici e cartacei che finiscono sul nostro suolo.
Se vogliamo fare un discorso d’insieme possiamo dire che il settore agricolo incide per il 30% sul riscaldamento globale (produzione,trasporto,imballaggio). Mentre i trasporti non legati al settore alimentare incidono per il 17%. L’aumento del benessere (nei paesi ricchi) ha portato a un aumento di consumi di carne,molta produzione cerealicola viene utilizzata per sfamare gli animali (mentre in alcuni paesi fortemente sottosviluppati si muore di fame). Gli animali d’allevamento poi fanno la parte del leone producendo quantità di gas serra esponenzialmente più dannosi del CO2 (296 volte),attraverso il letame…
Ridurre la tendenza si può,magari in parte,perlomeno coltivando i nostri “pomodori” in loco,cioè consumando gli ortaggi locali (evitando così inquinamento da carburante e da imballaggi,se il prodotto viene acquistato in mercati ortofrutticoli locali) oppure sovvertire l’ordine economico mondiale globalizzato (facile no?!). In realtà la questione è estremamente più complessa,intricata,ingiusta e dannatamente interconnessa.
Spero di poter approfondire in futuro con altri interventi di questo genere.
6.215.063.482.645,17 (seimiladuecentoquindicimiliardi,sessantatremilioni,quattrocentottantaduemilaseicentoquarantacinque//17) non si stanno dando i numeri,questo è semplicemente il valore del debito in Dollari degli Stati Uniti d’America,l’economia più potente del mondo. Debito che è aumentato di 100.000.000.000 $ solo da luglio a settembre del 2008,inoltre per far fronte alla crisi 500.000.000.000 di Dollari sono stati impegnati dalla Federal Reserve (la Banca Centrale Americana) in prestiti al mercato e finanziamenti al tesoro,ovvero la metà delle sue riserve.
Questo significa che ogni singolo cittadino americano ha un macigno debitorio che grava sulla sua testa pari a 33.554 $. Viene allora spontanea la domanda:ma come è possibile che l’economia guida del mondo abbia un debito statale così alto?!
Questo è dovuto dal fatto che gli Usa spendono molto di più di quello che guadagnano,importano più di quanto esportano (bilancia commerciale al passivo -4%) e sia lo Stato che gli americani vivono al di sopra delle loro possibilità economiche. In questo momento l’America ha un debito nazionale superiore al suo PIL.
La politica che da anni sta conducendo lo “Zio Sam” si chiama di “Bening Neglect” ovvero di bonaria indifferenza,che letteralmente significa – una politica di atteggiamento o rifiuto di una situazione (debito pubblico),invece di assumersi la responsabilità di gestione o migliorarlo - . In poche parole l’America se ne infischia grandemente se il suo debito aumenta,ma com’è possibile questo atteggiamento?!
Un ‘azienda che va in debito per un periodo di tempo piuttosto lungo è costretta a chiudere i battenti,cioè a dichiarare bancarotta.
L’America non crolla per il semplice motivo che gli stati del mondo comprano in dollari il debito americano coprendogli il buco di bilancio e permettendo alla loro economia di sopravvivere. Gli stati e le banche straniere investono in America comprando Buoni del Tesoro americani e facendo prestiti alle banche Usa.
Ma perché mai gli stati dovrebbero comprare il debito americano?
Il primo motivo è che si ha una grande fiducia nell’economia Usa considerata in grado di crescere senza fine. Il secondo motivo è perché gli Usa investono la cifra più alta del mondo nelle Forze Armate e chissà,magari poi non far loro un favore potrebbe costar caro…Se ci pensate ogni stato è più o meno legato all’America in qualche modo,l’Italia ad esempio vi è ancora legata per il piano Marshall,il piano di ricostruzione finanziato dagli americani nel secondo dopoguerra. Inoltre l’America si è sempre elevata a paladina dell’Occidente,dunque un riferimento per gli stati europei che vedono più i buon occhio cooperare con gli Usa che con la Russia, la Cina o il Mondo Arabo,anche per i legami instaurati nel tempo.
Forse non tutti sanno che a tenere ancora in piedi l’economia Usa è uno stato che si proclama ancora oggi comunista (anche se in pratica non lo ),ovvero la Cina (che paradosso!).
Infatti la Cina è stato,uno dei maggiori acquirenti del debito americano per un valore di 600-700 miliardi di Dollari l’anno. Dico -è stata-perché adesso la commissione di controllo delle attività bancarie della Cina ha deciso di non prestare più dollari alle banche americane,in quanto questo sentimento di fiducia nei riguardi dell’economia Usa sta venendo meno.
Inoltre molti paesi al giorno d’oggi reputano molto più conveniente investire in Euro che non in Dollari. Alcuni hanno proprio cambiato tendenza mentre altri adottano già un paniere misto Dollari/Euro,dunque ci sono sempre meno paesi che pagano il debito americano o in maniera minore.
Ma cosa succede se questo meccanismo si inceppa?
E’quello che sta già avvenendo,molti investitori si ritirano in quanto non vedono più quelle prospettive di crescita nell’economia americana. E allora per il futuro c’è anche chi avanza scenari che solo a pronunciarli possono sembrare fantascientifici,ma che secondo me non sono così inverosimili. E’un fatto comprovato che uno dei capisaldi del predominio del dollaro e della finanza americana è legato al controllo del petrolio,chissà che gli usa non vogliano estendere ancora questo dominio (vedi l’Iraq),o magari convincere gli stati a investire in dollari in maniera discutibile…ad esempio – investi se no… -.
Molti economisti vedono la fine del capitalismo/imperialismo americano a un bivio,e fra di loro c’è anche chi sostiene una tesi catastrofista (ovvero pensa che l’America reagirà violentemente a questa situazione). Dunque diciamo che non è così inverosimile che in futuro l’America,per salvare la sua economia,non usi una politica internazionale di prepotenza.
Per il momento una soluzione al debito americano c’è:gli americani devono cambiare stile di vita e smettere di vivere a credito degli altri Stati,anche perché,se si continua così,arriverà il momento in cui i creditori dell’America busseranno alla porta e senza sorriso sulle labbra.
Fa riflettere il fatto che né Obama né McCain in campagna elettorale abbiano accennato a un problema di questo genere.
"Conoscere gli altri è saggezza; ma conoscere se stessi è saggezza superiore. Imporre la propria volontà agli altri, è forza; ma imporla a se stessi, è forza superiore. Essere sufficienti per se stessi è la vera ricchezza; governare se stessi è il vero carattere" - LaoZi - ------------------------------------------- Vedi altre frasi celebri