La nazione cinese sta investendo ingentissime quantità di denaro nel Continente Nero, rilevando le aziende locali e innestando in loco lavoratori cinesi. Dall’edilizia al commercio, dalle armi alle materie prime, dal petrolio, all’edilizia e alle tecnologie. Un intervento a tutto campo che conta a creare nell’Africa una vasta zona di influenza economico-politica gestita dai vertici della nazione cinese.

Ma dietro la facciata di perbenismo della dittatura asiatica si aggira un mèro e puro interesse economico, poco regolato e spinto dai valori etici.
Una dittatura mai comunista ma unicamente militare e asservita al mercato, potremmo quasi chiamarla, facendo un paradosso, una dittatura capital-comunista (capitalista di fatto e comunista di nome).
Una penetrazione iniziata agli inizi degli anni novanta, il continente africano con le sue ricchezze ha attirato l’attenzione di una Cina in continuo boom economico e spianato la strada ai prodotti cinesi che comunque sbaragliano la concorrenza della produzione interna dei Paesi africani, grazie soprattutto allo sfruttamento del lavoro nelle fabbriche cinesi, ai salari bassissimi e ai turni massacranti (da 8 a anche 12 ore per il lavoro “legale”).
Sappiamo poi che quanto a diritti umani la Cina di strada ne deve ancora fare. Nelle parti dell’Africa dove non sposta la sua manodopera, utilizza quella locale. E questi sono i nuovi schiavi dell’Impero Asiatico, costretti a lavorare in condizioni disumane, fra crolli quotidiani dei cunicoli e malattie. Dentro a miniere di rame, oro e diamanti per circa 3 dollari al giorno.
La manodopera spesso non ha più di dieci anni.
Lavoro a tutto vantaggio dei cinesi, infatti il privilegio di condizioni di lavoro più decenti spettano solo agli operai e ai tecnici con il passaporto di Pechino, mentre alla popolazione locale restano le briciole e la parte del lavoro più pericolosa e degradante. Ancora un ennesimo stupro dell’Africa, che si vede di nuovo spogliata delle sue risorse senza alcun ritorno.
L’Africa, continente così affascinante e così solo, rischia di cadere in una nuova trappola del debito, anche per via dei prestiti concessi dal governo cinese agli stati locali. Come già sappiamo da sempre, europei e americani non si sono comportati bene con questo continente, e la loro presenza, oggi resa ancora più marginale dall’arrivo prepotente della Cina, non sembra sufficiente a porre un argine a questo nuovo colonialismo.

La Cina, la nuova superpotenza mondiale esporta la sua etica del lavoro, queste sono cose che vanno perlomeno denunciate, per testimoniare una nuove escalation di ingiustizie e prepotenze, di cui se ne parla troppo poco spesso, o quasi mai e che invece dovrebbero rifar accendere i riflettori sull’Africa e su ciò che accade all’infuori della nostra piccola e miope realtà quotidiana.
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